Giardino Botanico Nevegal


Centro Ricerche Piante Officinali  Veneto
Scuola di NHaturopatia Hermete - Sophia 

Visita guidata al Giardino Botanico Alpino delle Alpi Orientali Nevegal Belluno 

Riserva Naturale del Monte Faverghera: Superficie 14 ettari   -   Altitudine min 1400 m   -   Altitudine max 1600 m




La caratteristica principale dei giardini alpini e che le piante sono organizzate e "disposte" secondo il loro ambinete naturale, quindi è fondamentale compredere l'ambiente (terreni umini o aridi ecc.) per poi focalizzare le varie piante che in tal ambiente si sono evolute. Mentre negli Hortus simplicium, orto dei semplici, le piante sono disposte su aiuole a secondo della patologia ed utilizzo della pianta per "sanare" (Hortus sanitatis).


Il Giardino Botanico Alpino

La caratteristica principale dei giardini alpini e che le piante sono organizzate e "disposte" secondo il loro ambinete naturale, quindi è fondamentale compredere
l'ambiente (terreni umini o aridi ecc.) per poi focalizzare le varie piante che in tal ambiente si sono evolute.

All'interno della Riserva Naturale Integrata del Monte Faverghera si trova il Giardino Botanico delle Alpi Orientali 'F. Caldart'  ideato e realizzato dal naturalista bellunese, Francesco Caldart, dall’inizio degli anni '50 fino.  

La vegetazione spontanea della Riserva è costituita da praterie dislocate lungo i dossi sommitali, da arbusteti con prevalenza di salici lungo gli avvallamenti, da vegetazione su roccia in cui predominano gli arbusti nani; la parte bassa della Riserva è invece occupata da un bosco misto, in gran parte di origine artificiale, in cui sopravvivono ancora sporadicamente residui dell'originario bosco di Faggio.


La dominanza dello scopo didattico di questo giardino è sottolineata dall’ampia  varietà degli ambienti che si riscontrano all'interno della Riserva, in parte costruiti artificialmente, offre un'ampia panoramica delle diverse associazioni vegetali presenti lungo l'arco alpino orientale.

Pinguicola alpina - insettivora - torbiere
Sono  presenti piante della boscaglia subalpina, delle paludi e sorgenti alpine,  dei popolamenti di torbiera (drosera e Pingiucola alpina), dei pascoli e delle praterie alpine, dei ghiaioni e macerati, delle vallette nivali e delle rupi calcaree e silicee.  Sono inoltre rappresentate le principali comunità licheniche di ambiente alpino.

La flora presente si compone di circa 800 specie di cui oltre la metà sono spontanee. 

Sono presenti entità comuni nei piani montano, subalpino e alpino delle Alpi, accanto a specie rare o a distribuzione circoscritta. L'insieme delle specie vegetali presenti  sono tipiche alla porzione orientale dell'arco alpino o delle sole Dolomiti, come il caso della Campanula del Moretti e del Raponzolo chiomoso che si
sviluppano sulle pareti calcareo-dolomitiche; la Saponaria minore e il Semprevivo delle Dolomiti che prediligono terreni silicei; la Valeriana strisciante, la Primula tirolese e la Coclearia alpina presenti su rocce e detriti calcarei.

L’impostazione didattica iniziale del giardino, costituita da  aiuole, in cui venivano coltivate le specie botaniche e con specie arboree aliene, fu progressivamente sostituita (dagli anni 80) da una nuova visione floristica diffusa in cui le specie “locali” si trovano nel loro ambiente naturale e non “chiuse” all’interno d’aiuole artificiali, più evidente percorsi 1 e 3.
Rhodiola rosea

Il nuovo indirizzo preso dal Giardino fu quello di rappresentare la flora delle Alpi Orientali mediante un approccio più corrispondente alla realtà delle prealpi,  proponendo ai visitatori la collezione delle piante  organizzata secondo ambienti ben distinti sul piano ecologico.

Negli ultimi anni le direttive sulla conservazione della Natura si sono ulteriormente evolute e pertanto nel Giardino Botanico sono in corso alcune modifiche gestionali che nel loro insieme hanno la finalità di valorizzare maggiormente gli aspetti naturali della Riserva Integrale e di incentivare la ricerca scientifica anche mediante l’intensificazione dei rapporti con il mondo universitario. I giardini botanici  (musei all’aperto) prestandosi via via ad un utilizzo differenziato sia per
Epilobium angustifolium
scopi scientifici che didattico-divulgativi.La caratteristica di “flora-diffusa” mette questo giardino botanico in una posizione comparativa, con il giardino botanico alpino del Cansiglio, ottimale nella quale ogn’uno dei due giardini riafferma nella sua specificità la sua importanza, difatti noi come Centro ricerca Piante officinali di Belluno consigliamo e portiamo i nostri amici e corsisti prima nel giardino del Cansiglio e dopo circa una ventina di giorni in quello delle Alpi orientali, con enorme soddisfazione dei partecipanti.

All’interno dell’area del Giardino si snoda una rete di sentieri tramite i quali sono visitabili parte della Riserva Naturale e i vari habitat alpini artificialmente ricreati. La struttura è dotata di due edifici: il primo, posto all’ingresso, ospita una mostra permanente sugli aspetti floristico-vegetazionali delle Alpi Orientali, mentre nel secondo sono allestiti un laboratorio per l’attività scientifica e didattica e una mostra entomologica. Nello stesso, vi sono inoltre due piccoli appartamenti in cui possono essere ospitati studiosi e personale di servizio. Il substrato geologico di questo territorio è di natura calcarea e la morfologia è caratterizzata dalle forme di
Carlina acaulis
modellamento carsico, in particolare dalla presenza di doline. Il clima risente essenzialmente di due fattori: la vicinanza del mare che influisce sull’umidità atmosferica e sulle precipitazioni che raggiungono i 1600-1800 mm/anno con un picco autunnale e un picco primaverile e la posizione cacuminale che comporta notevoli escursioni termiche, elevata ventosità, violenti temporali estivi e repentine variazioni delle condizioni meteo. Questi elementi fisici hanno ripercussioni sull’assetto vegetazionale, caratterizzato da praterie basifile nelle zone sommitali, da popolamenti rupestri basifili sugli affioramenti rocciosi, da formazioni a nardo nelle depressioni delle doline, da formazioni ad alte erbe nelle vallecole lungamente innevate, da arbusteti a salici, da boschi di ricolonizzazione con dominanza di larice e betulla e da boschi montani con abete rosso e faggio. Questi popolamenti sono distribuiti secondo un mosaico spesso caotico, con confini a volte poco netti. Questo determina una discreta diversificazione degli habitat che, unita alla tutela di cui essi godono, rappresenta una condizione predisponente per lo sviluppo e la permanenza di un articolato popolamento animale. 

STRUTTURA DEL GIARDINO 





ITINERARIO 1
Percorso botanico
DIFFICOLTÀ: Bassa
LUNGHEZZA: mt.2000 circa;
DISLIVELLO: q.p.1550-q.a.1515;
TEMPO RICHIESTO: 2 ore

Percorso sentieristico specifico per l'osservazione delle specie vegetali presenti, suddiviso in tre settori, il primo tra gli edifici adibiti a laboratorio e centro visitatori, il secondo

Arnica montana - velenosa - Nevegal
settore è localizzato nella parte centrale del giardino, mentre il terzo settore è rappresentato dall'itinerario che si sviluppa nella riserva integrale. Tutte le specie presenti sono descritte in loco su specifiche schede, partenza dallo stabile del laboratorio, percorribile in parte da disabili carrozzati, itinerario segnalato su apposita brochure consegnata all'entrata.

ITINERARIO 2

Percorso carsico
DIFFICOLTÀ: Bassa
LUNGHEZZA: mt.700 circa;
DISLIVELLO: q.p.1550 - q.a.1515;
TEMPO RICHIESTO: 1 ora.

Percorso didattico che focalizza gli aspetti carsici del territorio, doline, campi solcati e cavità carsiche. Percorso suddiviso in due aree distinte, le doline poste più a monte
Hypericum maculato - Nevegal
rispetto alle cavità carsiche e ai campi carreggiati. Il percorso si diparte dal sentiero botanico, non risulta percorribile da disabili carrozzati, itinerario segnalato su apposita brochure consegnata all'entrata.

ITINERARIO 3
Percorso panoramico
Difficoltà: Bassa
Lunghezza: mt.750 circa;
Dislivello: quasi pianeggiante q.1560;
Tempo richiesto: 30';

Breve percorso ad anello, che si sviluppa nella zona sommitale posta a monte dello stabile adibito a centro visitatori, ottimo "balcone" visivo sia verso l'area dolomitica, posta a nord, sia verso la pianura veneta posta a sud. Da
Digitale grandiflora -  Nevegal
questa posizione è possibile spaziare a 360°, dall'altopiano di Asiago fino al Fadalto, dalle Pale di San Martino, Pelmo e altre cime dolomitiche alla laguna di Venezia.
Itinerario segnalato su apposita brochure consegnata all'entrata.

 
LE PIANTE DA NOI STUDIATE

Acomitum Napellus


Famiglia delle ranuncolaceae

La pianta più velenosa della flora italiana.

Dal greco: pianta velenosa (aconitum).

Aconitum Napellus
La pianta infatti risulta conosciuta fin dai tempi dell'antichità omerica. Veniva usata come simbolo negativo (maleficio o vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei.

Il nome del genere sembra derivare anche dall'uso che se ne faceva in guerra: dardi e giavellotti con punte avvelenate.

Usata in antichità anche durante le guerre come fumo “mortale” nelle trincee o cunicoli già 1000 aC. Nel 800 dC in Cina le prime bombe a gas di aconito.


È una pianta spontanea perenne, alta fino ad un metro e mezzo. Diffusa nelle regioni montagnose, cresce bene sia sui terreni umidi dei boschi di collina, sia sui terreni concimati nei dintorni di stalle o letamai dei pascoli montani.

È una pianta molto bella la cui fioritura si verifica fra luglio e settembre con fiori a forma di elmo, generalmente di colore blu scuro.
Tutte le parti della pianta e in particolare le radici sono tossiche per il contenuto in alcaloidi, il principale dei quali è l’aconitina.

Aconitum lycoctonum
L’Aconito è una pianta dalle forti doti curative ma estremamente velenosa difatti se parti della pianta vengono ingerite, immediata è la comparsa del prurito che dalla bocca si estende a tutto il volto, seguito da sensazione di freddo, sudorazione, dilatazione delle pupille, vomito, diarrea sanguinolenta e grave affaticamento. A volte si sono avuti intossicazioni e fenomeni irritativi locali solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani, perchè i principi attivi vengono assorbiti anche attraverso la pelle. Composti chimici presenti nella pianta: aconitina, mesaconitina, neopellina, delfinina, ipaconitina, indaconitina, acido aconitico, acido malico e acido acetico.


Attività farmacologica:

Bastano pochi milligrammi dell’alcaloide aconitina per procurare la morte. Pertanto deve essere usata sotto la vigilanza costante del medico. In fitoterapia viene utilizzata per le sue marcate proprietà antinevralgiche, sedative, analgesiche. Le parti usate sono le foglie e la radice dotate in maggior misura dell'aconitina.

In ogni caso l’Aconito è una pianta troppo pericolosa per essere usata.


Curiosità: San Francesco di Sales scriveva: il miele di Eraclea era velenoso perché le api bottinano i fiori di Aconito, difatti tale miele fa venire il capogiro, confonde la vista e lascia la bocca amara come il peccato.


Centaurea nigrescens  Asteraceae


Specie autoctona italiana, vivente da 0 a 1600 m s.l.m.. Possibile presenza in ambienti ruderali o semi-ruderali, lungo sentieri e strade di campagna, all'interno dei coltivi oppure al loro margine oltre che nelle praterie e in prati e pascoli aridi, sia collinari che sub-montani. Resiste alle variazioni di umidità, e si trova anche in pioppeti, ontaneti, frassineti umidi e saliceti arborei. Non necessita di particolari tipologie di substrato, con pH neutro e medie quantità di nutrienti.



Fioritura da giugno ad agosto, che in ambito montano può proseguire anche fino a settembre.

Centarurea nigrescens
Le foglie inferiori hanno una larghezza di 1-2 cm di per 3-6 cm di lunghezza. Hanno una forma più o meno lanceolata, a margine intero, e più raramente possono essere lobate e dentate. Quelle superiori sono ovato-lanceolate, sessili e presentano la base molto ristretta.
I singoli fiori sono purpurei, tutti ligulati. Sono raggruppati in infiorescenze (capolini) solitarie o raggruppate, con un diametro compreso tra 25 e 40 mm. L'involucro è ovoidale, con tipiche squame involucrali nerastre che lo ricoprono in parte. Le infiorescenze sono poste all'apice dei rami. I frutti sono acheni di colore grigio pallido lievemente pelosi.


Nessun uso erboristico-



Chenopodium Bonus - Henricus




Amaranthaceae 
Descrizione: pianta erbacea perenne di aspetto farinoso e colloso dovuto alla presenza di numerosi peli vescicolosi, dotata di uno spesso rizoma Ha un fusto eretto o ascendente, striato e foglioso, ramificato dalla base, alto 20-70 cm. Le foglie basali dotate di un lungo picciolo (10 - 20 cm), sono triangolari ed astate alla base con due angoli rivolti verso il basso, il margine è intero e leggermente ondulato, e la pagina superiore di colore verde scuro, mentre quella inferiore è chiara e farinosa. Brattee intere da ovate a lanceolate Infiorescenza a spiga terminale allungata, bratteata e ramificata nella parte basale, a volte reflessa, rosso brunastra alla fruttificazione, formata da glomeruli di piccoli fiori bruno-verdastri, poco appariscenti e dimorfi: i terminali ermafroditi con 5 tepali e 5 stami, i laterali ermafroditi o femminili con 3-5 tepali e 2-4 stami, tutti i tepali sono saldati alla base e arrotondati nel dorso. Ovario supero uniloculare con un solo ovulo e sormontato da uno stimma bifido I frutti sono acheni con semi neri e lucenti.Zone fredde e temperato-fredde dell'Europa, Asia e Nordamerica. Europ. - Areale europeo. Fiorisce generalmente da Luglio a Settembre, sulle Alpi Apuane anticipa anche a Maggio-Giugno.Habitat: vegeta tra le macerie, stalle, lungo i recinti erbosi dove sosta il bestiame, nei pressi delle abitazioni, delle malghe, dalla zona collinare alla montagna da 500 a 2.100 m.

USO IN CUCINA: 

pianta mangereccia, per il gusto affine agli spinaci che sostituisce in tutto. Da giovane si colgono i germogli che vengono consumati cotti o fritti. Come contorno, nelle zuppe e frittate. Per non sbagliare pianta basta toccare la pagina inferiore delle foglie che al tatto sembra coperta di sabbia fine.


Digitalis grandiflora



Famiglia Scrofulariacee

Digitale da digitalis, aggettivo latino che significa del dito, ditale, per la forma della corolla.


Habitat: Boschi radi, margini dei boschi, prati asciutti, pascoli di montagna.

Descrizione: pianta erbacea biennale con radice a fittone. Nel 1° anno produce una rosetta di foglie basali tra le quali, nel 2° anno, spunta il fusto fiorale, alto fino a 1 mt.

Foglie: le basali, lunghe fino a 20 cm., hanno picciolo non molto lungo. Forma ovoidale o lanceolata, con margine ondulato e dentellato. La superficie superiore è bollosa.

Digitale lutea
Fiori: riuniti in un racemo unilaterale molto lungo, hanno picciolo corto e sono rivolti verso il basso. Calice formato da cinque sepali, mentre la corolla, tubulare, è di colore giallo, con punteggiature brunastre.

Habitat: spontanea in tutta Italia, viene sovente coltivata.

Parte velenosa: tutta la pianta, ma in modo particolare le foglie durante la fioritura.

Tutte le parti della pianta sono tossiche per cui, se ne sconsiglia vivamente l’uso empirico. La sintomatologia da ingestione di parti della pianta è identica a quella dell’intossicazione da farmaci digitalici. Di solito sintomi come nausea, vomito, crampi e dolori addominali precedono i sintomi cardiologici, più tardivi, consistenti in rallentamento della frequenza, irregolarità del ritmo cardiaco e collasso; inoltre, confusione, allucinazioni e vertigini. Sono stati segnalati casi di avvelenamento in animali in seguito a ingestione di fieno contenente piante di digitale.

Con lo stesso nome si indica anche un farmaco utilizzato in medicina come cardiotonico e preparato dalla digitalina, un glucoside estratto dalla digitale comune. Il farmaco aumenta la potenza della contrazione cardiaca e contemporaneamente rallenta il battito; in questo modo il cuore, pur lavorando più intensamente, gode di maggiori periodi di riposo.



Epilobium angustifolium

Epilobium angustifolium
Enoteraceae.  L’epilobio angustifolium viene anche chiamato Garofanino di bosco e Fiore di sant'Anna, mentre l’epilobio praviflorum si chiama anche Gambi rossi. Si presenta con un fusto alto circa un metro e mezzo, con foglie a forma di lancia, fiori di colore fucsia e frutti a forma di capsula che contengono dei semi. Quando le capsule si aprono, i semi possono anche venire rilasciati nell’ambiente per essere trasportati dal vento. L’epilobio si raccoglie in estate. Le parti utilizzate dell’epilobio angustifolium sono le foglie da raccogliere nel periodo della fioritura, ma anche la pianta intera fiorita. Il periodo balsamico di questa pianta è il mese di agosto. Nella varietà di epilobio parvoflorum, invece, si usano le parti aeree della pianta, da raccogliere sempre in estate. La radice, invece, si raccoglie in autunno. La principale caratteristica botanica di questa pianta è di diffondersi su terreni anche incolti e devastati da incendi. Questa pianta, infatti, fu la prima a nascere tra le macerie dei boschi delle città bombardate durante la seconda guerra mondiale.

Proprietà: l'Epilobio (angustifolium e parviflorum) è una pianta che sembra avere effetti benefici sull’iperplasia benigna della prostata che provoca infiammazione, rigonfiamento e difficoltà nella minzione. I principi attivi dell’epilobio agiscono contro gli enzimi 5 alfa reduttasi e aromatasi, molecole coinvolte nell’iperplasia prostatica benigna. L’epilobio ha anche un’attività diuretica, antibatterica, antinfiammatoria e si rivela utile anche in caso di dissenteria, coliti con muco, afte e altre lesioni della bocca. L’epilobio contiene tantissimi polifenoli come flavonoidi, tannini, e derivati dell’acido gallico. Queste sostanze rivestono una notevole importanza per la salute umana per i loro effetti antinfiammatori, antiossidanti e antitumorali. Nell’epilobio si trova una certa concentrazione di quercetina che sembra prevenire il tumore della prostata. La quercetina ha anche un’azione antitrombotica. L’epilobio si usa anche per combattere la tosse e mal di gola, riducendo l’infiammazione delle tonsille e delle mucose.



Euphrasia officinalis

Euphrasia officinalis
Caratteristiche: Pianta annuale erbacea (alta fino a 40 cm.) con un fusto semplice, o ramificato fin dal basso negli esemplari più grandi, alto fino a 40 centimetri. La pianta è normalmente
pelosa, ma in alcune varietà si presenta completamente glabra.
Le foglie variano da quelle semplici e lineari a quelle ovali con la base cuneata e il margine diviso in denti più o meno acuti. Le foglie, sessili o con un
cortissimo picciolo, sono alterne nella porzione inferiore della pianta, mentre diventano opposte nella parte alta.
I fiori, riuniti in racemi terminali, sono inseriti all'ascella di brattee della stessa forma--delle foglie ma di dimensioni inferiori e con `denti più lunghi. Il calice è tubulare e diviso in quattro denti acuminati; la corolla, anch'essa a tubo, si apre alla fauce in due labbra, di cui il superiore è spesso diviso in due lobi, l'inferiore in tre. Il colore è bianco o violetto chiaro con la fauce soffusa di rosa e macchiata di giallo. Il frutto è una piccoia capsula oblunga racchiusa nel calice e contenente numerosi semi striati longitudinalmente.


Habitat: nei prati e nei pascoli. 0-2000 m.; Maggio ottobre

Proprietà farmaceutiche: Astringenti, antiinfiammatorie, aperitive, digestive. (Droga usata: l'intera pianta)


Già apprezzata da Dioscoride che la prescriveva per le malattie degli occhi, e Alessio Piemontese (1683) «a dischiarir la vista»: «Pilia di siler montano, di finocchio, di rosmarino, di ruta, di celidonia, di bettonica, di ciascuno oncia meza, di eufragia once due, di zuccaro once nove, pesta ogni cosa, e fanne polvere, e usarai mattina; e sera pigliarne un poco».
Scrive: Castore Durante (XVII secolo): «Mangiata tanto verde quanto secca: giova à tutti gli impedimenti che offuscano il vedere, per il che fare è necessario farla lungamente ne i cibi: sono alcuni che al tempo della vendemmia ne fanno il vino, ponendola nel mosto: l'uso del quale fa ringiovenir gli occhi dei vecchi, e leva via ogni loro difetto, [...] molti cò l'uso dell'eufragia hanno lasciati gli occhiali senza i quali non potevano leggere: e questo principalmente opera nei corpi grassi e flemmatici. Dassi utilmente la polvere 

d'eufragia à difetti de gli occhi al peso d'una dramma con vino à digiuno, per 

molti giorni e Mesi fatta così. Prendesi d'eufragia, di finocchio ana onc. due. Macis scropolo uno. Zuccaro candio al peso del tutto, e fassi polvere. Di fuori. Vale alle cataratte, e alle caligini de gli occhi applicata à gli occhi per se sola, ò cotta in vino, ò vero applicando il suo succo».


Galium rubrum


Galium rubrum
Rubiaceae
Descrizione: Pianta perenne erbacea, con fusti eretti, cespugliosi, tetragoni, completamente erbacei, gracili, stoloniferi, alla base pelosi con peli patenti; 20÷50 cm.
Foglie sottili, in verticilli di 7÷9, oblancelate, lineari, con apice ialino hanno margine ruvido
Infiorescenze ramificate, obovoidi portate da brevi peduncoli ± dritti anche alla fruttificazione; i fiori sono portati da brevi pedicelli all'ascella delle rispettive foglie, hanno tubo corollino minore dei lobi e corolla purpurea con lobi portanti una resta lunga 1/2 della lamina.
I frutti sono diacheni obovoidi, con 2 mericarpi glabri ± tubercolati.Specie distribuita su tutta la catena alpina. Fiorisce:  giugno÷agosto. Habitat: Pendii aridi da 400÷1.000 m s.l.m.

 

Galium verum


Rubiaceae.

Galium verum

 Il Galium verum è una pianta erbacea perenne che può raggiungere anche il metro di altezza. I fusti sono cilindrici e glabrescenti.
Le foglie sono strette ed hanno una disposizione verticillata di 8 o 12 elementi.
I fiori sono ermafroditi, molto piccoli di colore giallo intenso portati da brevi peduncoli disposti in folte pannocchie.


Il nome deriva dal dal Greco Gala, che significa Latte, in riferimento alla capacità di questa pianta di fare cagliare il latte. 
Verum ,significa Vero, ad indicare che questa pianta era molto comune.

Di questa pianta si utilizzano le sommità fiorite.
Proprietà: diuretico, antireumatico (elimina attraverso la diuresi l'acido urico) sedativo, antispasmodico e astringente.


Gentiana asclepiadea L.
Gentianaceae
Piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.
Può essere confusa con la Gentiana cruciata.

Gentiana asclepiadea
Descrizione: Pianta perenne, erbacea, con robusto rizoma legnoso, giallastro e ramificato, fusti eretti, semplici, privi di foglie alla base, cilindrici, glabri ed incurvati, alta sino a 80 cm.
Le foglie sono opposte, lanceolate, acuminate all'apice, sessili o brevemente picciolate, glabre, la lamina fogliare ha evidenti nervature parallele al margine (3÷5), quelle superiori recano all' ascella gruppi (1÷3) di grandi fiori, solitamente sessili, inclinati o penduli.
I fiori hanno calice campanulato, tubo di di 6÷12 mm, 5 denti lineari, corolla azzurro-blu-violacea, ma anche bianca, con striature più chiare, con tubo allargato in alto, in 5 lobi acuti.
I frutti sono capsule oblunghe, bivalvi, contenenti semi alati. 
Specie montane ed alpine dell'Europa meridionale, dalla Penisola Iberica ai Balcani ed eventualmente Caucaso o Anatolia. Orof. Eurasiat. - Specie dei rilievi montani dell'Europa e dell'Asia
Antesi: Agosto - Ottobre
Distribuzione in Italia: Comune in quasi tutto l'arco alpino, presente anche in Emilia Romagna e in Toscana
Habitat: Predilige i terreni calcarei, i boschi umidi e le radure, i terreni sassosi e le rupi.300÷2.200 m.


Gentiana cruciata


Gentianaceae


Gentiana cruciata
Pianta con foglie opposte, disposte in croce, particolare che ne ha originato il nome. Alta da 10 a 50 cm ha fusto solido, cilindrico, nascosto dalle foglie che sorpassano anche i fiori, raggruppati all'ascella delle foglie superiori. Fiorisce tra giugno e settembre presentando una corolla a 4 lobi, di un bel colore azzurro internamente, e di un blu-grigiastro o verdastro esternamente. Vive nei prati aridi, lungo i sentieri, sulle rive erbose e anche sulle rocce, preferibilmente su calcare, tra 200 e 1800 m di altitudine. Specie dell'Europa centrale e meridionale, allarga il suo areale fino all'Asia occidentale. 

Ha le stesse proprietà delle altre specie congeneri e fu usata contro le febbri, contro la peste, i vermi intestinali, ecc


Gentiana lutea 
Gentianaceae 
Le genziani comprende circa 400 specie che possono  (lutea) superare anche i 50 anni di vita.


Gentiana lutea
Il nome viene fatto risalire a Gentius, re dell' Illiria che per primo scoprì le virtù medicamentose di questa pianta.

Utilizzo Magico: la sua radice profumata viene adoperata per sviluppare e risvegliare l’amore e per proteggersi dalle stregonerie e dalle maledizioni.

La disposizione delle foglie è opposta. Sono anche presenti foglie che formano una rosetta basale con stami ad antere saldate in un tubo circondante l'ovario, e stimmi non ritorti.


Componenti Principali

Sostanze amare, alcaloidi, zuccheri enzimi, tre glucosidi: genziopicrina, genziomarina, genziina; un’essenza gentisina, tracce di acido genziotannico.

Proprietà Principali

I principi amari della genziana sono utili per stimolare e bilanciare la secrezione dei succhi gastrici e biliari, la cui carenza è causa di malessere, sonnolenza, mal di capo, fermentazioni intestinali; per aiutare l’assimilazione del cibo, la ripresa dei convalescenti e dei soggetti deboli e anemici.
Attività farmacologica: aperitiva, stomachina, coleretica, colagoga, tonica, leucocitogena, vermifuga e febbrifuga.

Indicazioni terapeutiche: inappetenza, anoressia, turbe digestive, ipoacidità gastrica, convalescenze, stimolazione delle difese immunitarie, parassitosi intestinale, febbri…




Geranium macrorrhyzum


Geraniaceae

Il Geranium macrorrhizum  o geranio odoroso è una pianta erbacea perenne. Il nome deriva dal fatto che tra le specie rustiche di geranei è l'unica ad avere foglie
Geranium macrorrhyzum
intensamente profumate. Per questa loro proprietà le foglie sono usate in cucina tagliate a striscioline per profumare insalate, gelatine e budini di frutta, bibite analcoliche.

Il geranio odoroso è presente nei pascoli alpini e subalpini dei Balcani, Carpazi, sud- orientali, delle Alpi e degli Appennini  tra i 500 e i 2000 m s.l.m.. Cresce anche in terreni alcalini ricchi di carbonato di calcio, tra rupi e macereti.




Heracleum Sphandylium - Panace comune

Heracleum Sphandylium - Panace comu

Umbellifere.

Significato del nome. Dal greco Heracles: Ercole. Pianta consacrata a Ercole, per la potenza sessuale e vitale che sprigiona, in chi la usa.

Distribuzione geografica. Luoghi cespugliosi, macchie, prati umidi, boschi, lungo le strade, dal piano alle zone montane superiori dell’Europa, Africa settentrionale, Asia occidentale, America settentrionale. Si trova pure nel letto asciutto dei torrenti.

Pianta bienne, erbacea, alta da 50 cm. a 2 metri, ispida e robusta. Radice fascicolata. Caule cavo, eretto, solcato angoloso, ruvido. Le foglie semplicemente pennate, alterne, ispide sulle due pagine, variamente lobate o pennatosette, a segmenti angolosi, ovate o lineari-lanceolate, con margine fatto a sega e brevemente picciuolate. I fiori sono bianchi, messi in ombrella ascellare e terminale, formata da 15-30 raggi. Brattee involucrali assenti o poche, subulate. Numerose bratteole, reflesse, setacee. Il calice ha 5 denti ineguali. Cinque petali, obovati, smarginati all’apice, con un lacinia inflessa. Cinque stami alternipetali. L’Eracleo ha inoltre le antere biloculari, introrse. Due carpelli costati. Dure brevi stili, eretti. Il frutto (diachenio) si separa durante la maturità in due cocchi, compressi sul dorso, sub-orbicolari, col margine piano e bianchicci.

Ha un succo acre e irritante. 

Tempo della fioritura. Giugno-settembre.
Parti usate. La pianta intera.
Tempo balsamico o della raccolta. Giugno-luglio.

Corrispondenza astrologica. Marte, Mercurio, Venere, Scorpione.

Composizione chimica. Eracleina, (principio acre); arginina, glutamina. Olio essenziale (costituito di acetati, eteri, alcooli) principalmente composto da ottanolo o acido ottanico.

Azione farmacologica

Afrodisiaca, amara, antitterica, antiepilettica, antisterica, sedativa nervosa, aromatica, stimolante, digestiva.

Applicazioni terapeutiche.

I polacchi e i Lituani usano questa droga per fabbricare ogni genere di birra. Nel Medioevo era consigliata contro i vizi della milza e la secchezza dei nervi.




Ligusticum lucidum

Ligusticum lucidum
Apiaceae

Ci sono circa 3000 specie di apiaceae o ombrellifere.
Il ligusticum ha un portamento a cespuglio le cui foglie formano dei stupendi "cuscini" verdi ed ovviamente com infiorescenze a forma di "ombrello". Pericolosoi per i conigli.
I dati su questa pianta sono estrmente ridotti.

Recenti ricerche hanno isolato quattro derivati ​​cumarinici [selidinin 1, (+)-praeruptorin A 2, 3 e visnadin (R) - (+) -7 - (2 ', 3'-epossi-3'-metilbutossi)-cumarina 4] sono stati isolati dal parti aeree di Mill Ligusticum lucidum. subsp. cuneifolium (Guss.), Tammaro (Apiaceae).  

Questa è la prima relazione l'identificazione di questi composti in genere Ligusticum. La loro attività antiinfiammatoria topica è stata valutata l'inibizione di croton oil-dermatite indotta in topi orecchio. Ciascun composto (0,3 mmol / cm 2)) induceva una significativa riduzione dell'edema e composto 4 esercitato un effetto simile a quello della dose equimolare di indometacina farmaco di riferimento.

Molopospermum peloponnesiacum (L.)

Apiaceae: falsa cicuta

Melopospermum Peloponnesiacum - falsa cicuta

Anche se viene chiamata "Cicuta fetida" non appartiene alle "cicute" (maggiore, minore ed acquatica)

Molopospermum peloponnesiacum è una pianta perenne, erbacea, maestosa: di grande taglia, con fusti robusti eretti, glabri, striati, tubulosi; altezza sino 2 m.
Le foglie basali, lunghe sino a 1 metro, 2-3 pennatosette a segmenti ultimi lanceolati e denti acuti.
I fiori sono riuniti in grandi ombrelle terminali, spesso accompagnate da verticilli di ombrelle laterali, composte da 24÷35 raggi glabri. I petali sono bianco-giallastri, lanceolati e interi. I frutti ovoidi sono formati da 2 acheni lucidi.
Vegeta nelle pietraie, forre, boschi, prati pingui; 700÷1750 m slm

Myrrhis odorata
Apiaceae

Myrrhis odorata
Pianta erbacea perenne originaria dell'Europa sudorientale. In Italia si trova sulle Alpi e nell'Appennino settentrionale, nei prati e nei pascoli dai 1.000 ai 2.000 metri di quota. 

Presenta fusti eretti, cavi, ramificati, alti fino a 120 cm. circa. Le foglie, a contorno triangolare, sono simili a fronde di felci. I fiori, piccoli e bianchi, sono riuniti in ombrelle di 5-8 raggi. I frutti (detti semi) sono neri e lucenti quando sono maturi.
Myrrhis odorata - semi


Le foglie, profumate leggermente di anice, vengono usate per dare sapore a ripieni, formaggi teneri, dolci e gelati. Le radici e i semi vengono impiegate per aromatizzare grappe e liquori. Proprietà terapeutiche: toniche, antisettiche, digestive, diuretiche, emmenagoghe.




Rhaponticum Scariosum
Apiaceae


Rhaponticum Scariosum
Il nome generico (Rhaponticum) deriva dalla somiglianza delle foglie di alcune specie di questo genere con quelle del genere Rheum  comune in alcune zone dell’Asia occidentale.



Il nome specifico ( scariosum ) fa riferimento alla particolare forma delle squame dell'involucro o capolino.

Pianta che può su perare il metro e mezzo di altezza 

Nessun uso erboristico 


Pinguicola alpina



Pinguicola alpina

Lentibulariaceae

Pianta "carnivora"

Habitat naturale: Prati umidi, torbiere alcaline, sorgenti, bordi dei ruscelli, pascoli alpini da 300 a 2500 metri di quota. In Italia interessa le aree alpine della Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Periodo di fioritura: Giugno e luglio

Descrizione della pianta: Pianta erbacea perenne artico alpina alta 5 – 15 cm; è una delle poche piante carnivore presenti in Italia, presenta infatti foglie involute ai margini cosparse di una sostanza appiccicosa prodotta da minuscole ghiandole in grado di invischiare piccoli insetti. Questi vengono digeriti tramite enzimi prodotti da altre ghiandole contribuendo così a rifornire la pianta di sostanze nutritive minerali. Le foglie sono di forma ovale e colorazione verde giallastra. Il fusto fiorifero è privo di foglie ed è dotato di peli ghiandolari: porta un unico fiore bianco con il labbro inferiore trilobato che porta due caratteristiche macchie gialle. Pinguicola alpina è l’unica specie del suo genere a mantenere l’apparato radicale anche nel periodo invernale.


Drosera rotundifolia


Droseraceae Pianta "carnivora"

Drosera rotundifolia (dal greco "dròsos" rugiada) chiamata anche rosolida (dal latino "ros solis", rugiada del sole).
drosera rotundifolia - torbiera
Le piante del genere Drosera sono tra le specie vegetali carnivore più conosciute. Esse catturano l'insetto con il secreto viscoso dei loro tentacoli, quindi lo avvicinano con questi ultimi al corpo della foglia e lo digeriscono.

Habitat: Torbiere acide e pascoli umidi alpini con substrato acido, acquitrini, spesso associata al muschio Sphagnum. Il genere Drosera comprende un centinaio di piante con adattamento carnivoro, sono piante di taglia non superiore a 15-20 cm ma alcune specie tropicali e sub tropicali possono raggiungere anche una taglia di 30-50 cm.

È una pianta erbacea alta 10-20 cm, con foglie ovbovate e con un lungo picciolo, disposte a rosetta basale, dotate di lunghi tentacoli con peli porporini che secernono gocciole di un liquido vischioso, nel quale restano intrappolati piccoli insetti. I tentacoli si ripiegano sulla preda dopo la cattura. Fiorisce da aprile a settembre con piccoli fiori bianchi. Predilige i luoghi umidi e paludosi, le torbiere e i pascoli umidi alpini con substrato acido, ad altitudini da 300 a 1600 m.

Attività farmacologica:

antispasmodica, sedativa delle vie respiratorie, antibatterica, espettorante, antisettica delle vie respiratorie.

Indicazioni terapeutiche:

affezioni respiratorie, tossi spasmodiche, pertosse, asma bronchiale, asma allergica, bronchiti croniche, raucedine. Il succo della pianta ha la capacità di far cagliare il latte.   




Pulsatilla alpina


Ranuncolacee Nome comune: anemone delle alpi, anemone alpino
 Il nome fa riferimento alla peluria che riveste la pianta e all'insieme dei frutti che sotto l’azione del vento sembrano pulsare, muoversi in modo ritmico, anche il fiore pendulo vibra al minimo soffio di vento. Anemone dal termine greco che significa vento, per la facilità con la quale si staccano i petali.

Pulsatilla alpina - semi
Pianta erbacea perenne con rizoma legnoso e fusti eretti lanosi, alta fino a 40 cm. Le basali lungamente picciolate tomentose, sono due volte ternatosette, divise in almeno tre segmenti a loro volta tripartiti e incisi, le cauline sono simili alle basali ma più piccole e formano un verticillo sotto il fiore.  Fiori: del diametro di 4 -8 cm, i fiori sono solitari in cima allo scapo fiorale, inizialmente penduli poi eretti. Il perianzio è formato da 5-7 sepali petaloidi (tepali) bianchi nella faccia interna e bianchi più o meno soffusi di violetto in quella esterna. Il perigonio è formato da moltissimi stami di colore giallo acceso e da numerosi ovari con lo stilo avvolto in lunghi peli sericei che persistono nel frutto. Fiorisce da maggio a luglio.
Diffusa in gran parte delle regioni montane di Europa e Nordamerica. In Italia e comune nelle Alpi mentre diventa più rara scendendo lungo l'Appennino è assente nelle regioni più meridionali e nelle Isole.

Frutto: Da ogni ovario deriva un achenio provvisto di una coda piumosa che ne facilita la disseminazione ad opera del vento (vedi foto). Habitat: nei pascoli anche sassosi, nei boschi radi di larice e persino su substrato roccioso, da 1200 a 2500 m di altitudine. Tossicità: come quasi tutte le ranuncolacee la P. alpina è pianta velenosa, contiene protoanemonina che nell’organismo si scinde in anemonina e ranuncolina, può causare nausea, problemi respiratori e diarrea, il contatto con la pianta causa irritazioni cutanee. Utilizzata in passato per curare varie affezioni principalmente respiratorie, il suo impiego attuale è legato soprattutto a preparazioni omeopatiche.
Pericolosa anche per gli animali, l’essicazione la rende inattiva e quindi utile come foraggio.




Rhodiola rosea

Crassulaceae


Pianta dioica perenne, appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, succulenta. La pianta presenta un rizoma ingrossato e fusti lunghi 20-40 cm portanti densi corimbi terminali. I fi ori hanno petali giallo-rossastri e la fioritura avviene da giugno ad agosto. Il suo areale comprende le zone artiche dell’Eurasia e Nord America e le alte montagne della fascia temperata. In Italia è comune sui substrati silicei,
Rhodiola rosea
raramente su quelli calcarei, delle praterie alpine dai 1500 ai 3000 m d’altitudine (Pignatti, 1982). Di questa pianta si utilizzano i rizomi che contengono diversi principi attivi fra cui rosavina, rosina, salidroside, sostanze in grado di aiutare il sistema nervoso a superare gli stress (Brown et al., 2002), e piccole quantità di olio essenziale (Rohloff, 2002). I prodotti fi toterapici a base di rodiola, derivano in larga misura dai rizomi di piante spontanee di età sconosciuta, raccolti soprattutto nella zona siberiana.

Principali effetti terapeutici

Il meccanismo d’azione dei costituenti della Rhodiola Rosea (1) (in particolare del Rosavin che ha maggiore attività biologica) coinvolge direttamente la serotonina le cui funzioni sembrano essere legate al controllo dell’appetito, sonno, comportamento, umore, funzionalità cardiovascolare, memoria e capacità di apprendimento. L’effetto terapeutico sembra determinarsi attraverso l’inibizione dell’enzima deputato all’inattivazione della serotonina (COMT) e la stimolazione del trasporto del 5- HTP (precursore della serotonina) attraverso la barriera ematoencefalica.

Il risultato finale porta ad un aumento dei livelli di serotonina nel sangue.E’ stato dimostrato, inoltre, che il Rosavidin, contenuto nella radice di Rhodiola Rosea, stimola la biosintesi di ormoni quali epinefrina, norepinefrina e adenocorticotropo che, attivando l’adenilatociclasi a livello delle cellule adipose, stimolano il suddetto enzima promuovendo in tal modo il rilascio degli acidi grassi nel sangue. La mobilizzazione degli ac. grassi dal tessuto adiposo rappresenta un aumento del miglior substrato per la produzione di ATP.



Ribes nigrum

Grossulariacee


È un arbusto originario delle zone montuose dell'Eurasia, alto fino a 2 metri con fogliame deciduo e fusti ramosi. La corteccia è liscia, da chiara a rossastra nei fusti giovani, mentre diviene scura nei fusti vecchi. Le foglie sono grandi, piane, picciolate, con tre - cinque lobi, apice acuto e margine dentato. La pagina inferiore, coperta da un leggero tomento, è
Ribes nigrum
ricca di ghiandole giallastre dalle quali emana un caratteristico odore. I fiori appaiono in primavera, raccolti in racemi pendenti, sono pentameri, di colore verde-biancastro, poco appariscenti. I frutti, delle bacche nere globose ricche di semi con all’apice le vestigia del fiore, compaiono in agosto-settembre. Si differenzia molto dal ribes rosso per il colore, l’aroma e sapore e destinazione dei frutti. Le foglie, le gemme ed i frutti sono intensamente profumati per la presenza di ghiandole contenenti oli essenziali.

Attività Farmacologica, vedi  scheda al:  



Stachys alopecurus

Lamiaceae (ex Labiate)



Il suo nome volgare è conosciuto da tutti ed è "Betonega" che in dialetto significa donna petulante, curiosa, che si intromette (quasi sempre a sproposito) nelle discussioni, questo deriva dal fatto che questa pianta era usatissima, un po' come il prezzemolo in cucina...essere come il prezzemolo ossia in qualsiasi cosa.
Stachys alopecurus

Il nome del genere Stachys deriva dal greco (spiga). Significato dovuto ovviamente dalla disposizione dell’infiorescenza lungo il fusto.  Il genere Stachys si compone di una sessantina di specie, metà delle quali vive in italia, alcune delle quali sono addirittura endemiche delle isole dell’arcipelago sardo.

La Stachys alopecurus è una pianta perenne con  gemme svernanti (sotto lettiara o neve) al livello del terreno e con asse fiorale di tipo eretto con poche foglie.

La pianta presenta un fusto quadrato, eretto. Le foglie sono peduncolate, in maggiore misura le basali. Hanno forma ovato-lanceolata con nervature alquanto marcate e margine crenato. I fiori sono di colore bianco-verde  riuniti in spighe. La fioritura avviene in estate.

La pianta può superare il mezzo metro di altezza

Parte utilizzata: foglie, radice

Costituenti principali: flavonoidi, iridoidi, tannino, p. amaro, colina e tracce dì olio essenziale.

La Stackys è per un'attività antiinfiammatoria dovuta alla presenza di iridoidi.

Attività farmacologica: astringente, digestive, anticefaliche, diuretica, vulnerarie e sedative in generale.

Indicazioni terapeutiche: utile per raffreddori di testa, cefalee e per  eliminazione degli acidi urici, depurante e leggera sedativa. Uso esterno: cicatrizzante.

Betonica, dal latino vere tonica, veramente tonica, con allusione alle proprietà della pianta. 

Nel Medio Evo si attribuivano alla nostra pianta poteri magici e si usava per curare qualunque male.


Vaccinium vitis i.

Vaccinium vitisi.

Ericaceae

Il genere Vaccinium viene suddiviso in due sottogeneri e circa 450 specie

Il mirtillo rosso o vite del monte Ida è un piccolo arbusto perenne di montagna, dai fiori bianchi o rosa, in grappoli e bacche rosse, globose, acidule. Il nome Vaccinium deriva da vacca, in quanto la pianta è molto ricercata dai bovini nei pascoli montani.).

Indicazioni Terapeutiche: Foglie: cistiti acute e croniche, uretriti, ipertrofia prostatica,  iperglicemia.

Gemme: colon irritabile, colite, intestino pigro, intestino diarroico, colibaccilosi, uretriti, cistiti…



Vaccimium mirtillus

Nome volgare: Mirtillo nero

Famiglia: ericaceae

La specie si trova in Eurasia e in America del Nord. In Italia il genere Vaccinium è rappresentato solo nel Nord e sui monti del Centro. Le donne dell’antico Impero Romano facevano il bagno mettendo nell’acqua un decotto di foglie di mirtillo per favorire l’abbronzatura. È una pianta arbustiva, a portamento espanso, di altezza compresa tra 20 e 60 cm, con foglie ovali. I fiori hanno una forma tipica a orcio rovesciato, con petali saldati tra loro. Questa forma è comune a tutte le Ericacee. L'ovario è infero.

I frutti bluastri, hanno l'aspetto di bacche, ma in realtà sono false bacche, perché si originano da sepali, petali e stami, oltre che dall'ovario. Si consumano freschi o trasformati in marmellata. Fiorisce in maggio e fruttifica in luglio-agosto.

Curiosità: Nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, nella zona del Passo del Cerreto, è stata individuata una popolazione di piantine di Mirtillo con i frutti bianchi e si  tratta senza dubbio della specie Vaccinium myrtillus (Mirtillo nero)

Attività  farmacologica:

Foglie: ipoglicemizzante, antisettica vie urinarie, astringente

Bacche: capillarotonica, antiemorragica, rigeneratrice del porpora retinico (vedi Vit. A), antinfiammatoria, antidiarroica.

Indicazioni terapeutiche:

Foglie:  diabete, infezioni vie urinarie, stati diarroici.

Bacche: disturbi circolatori (capillari fragili, varici, flebiti…) sempre da bacche fresche o estratti secchi, succhi in bottiglia e marmellate non hanno attività terapeutica essendo i principi attivi termosensibili.

Affezioni della retina, retinopatie, abbassamento della vista notturna, problemi intestinali.




Veratrum album

Liliaceae


Habitat: pascoli, praterie, boschi cedui presso fonti o in luoghi umidi da 800 a 2200 metri di quota. Presente in Italia sulle Alpi e in Appennino dove si spinge a sud sino alla Campania (salernitano).

Pianta erbacea perenne alta da 50 a 150 cm con rizoma cilindrico breve e carnoso di colore nerastro. Il fusto è cilindrico, eretto e pubescente. Le foglie sono ovali, alterne (nella genziana opposte)e di forma ellittica, lunghe fino a 30 cm e larghe sino a 12 con pagina superiore glabra e quella inferiore pubescente con numerose nervature parallele; si restringono alla base in guaine. I fiori sono raccolti in una pannocchia all’apice del fusto: sono numerosi, con breve peduncolo e dotati di 6 tepali uguali verdastri o giallo-verdastri.

L’intera pianta emana un odore sgradevole; gli steli floreali compaiono solo nelle piante con 10 - 30 anni d’età e la fioritura avviene ogni 5 – 10 anni. Tutta la pianta, ma soprattutto rizoma e radice, è molto velenosa per la presenza di Alcaloidi (jervina, protoveratrina). Da notare la forte somiglianza, nell’aspetto, quando non è fiorita, con Gentiana lutea, pianta utilizzata nella produzione di liquori e amari. Condividono fra l’altro il medesimo habitat e l’eventuale confusione tra le due piante può avere esito nefasto.


 La “niespilver” è una polvere starnutatoria in commercio in Europa che può contenere della polvere estratta dal rizoma del veratro bianco. L’ingestione di parti della pianta, di tisane preparate con essa o l’inalazione della polvere possono scatenare la sintomatologia caratteristica: soprattutto il vomito spontaneo, che per la sua precocità limita gli effetti sistemici; possono associarsi nausea, vertigini, sudorazione profusa e  fredda e il rallentamento della frequenza cardiaca.



Vicetoxicum hirundinaria

Asclepiadaceae

Etimologia: il nome del genere deriva dalla credenza che la pianta fosse antidoto contro i veleni, il nome specifico fa riferimento alla radice a coda di rondine.

Pianta perenne, di aspetto erbaceo, eretto, con fusto lignificato alla base alta sino a 1 m.

Vicetoxicum hirundinaria

Le foglie hanno breve picciolo, sono sparse, più o meno opposte, lanceolate con apice acuminato, di colore verde scuro.
I piccoli fiori bianco-crema, raccolti in cime corimbose all’ascella delle foglie, sono ermafroditi, calice e corolla sono divisi in 5 lobi. I frutti sono follicoli fusiformi lunghi 5 cm con numerosi semi piumosi.
Distribuzione – habitat – fioritura:

originaria dell’Europa e dell’Asia, in Italia è pianta comune dei luoghi ombrosi e dei boschi, fiorisce da maggio ad agosto sino a 1000 m.

Attività farmacologica:

sudorifera,  diuretica e stimala il vomito.

Indicazioni terapeutiche: pianta da non usare

Curiosità:  il nome vincetossico, la dice lunga sulle proprietà erroneamente attribuite nel passato a questa pianta che, pare fosse usata anche contro il diffondersi della peste.





Carlina Acaulis


Carlina Bianca

Famiglia: Asteridae - Magia - streghe e spiriti

Fino a non molti anni fa era facile trovare appesa sulle porte delle case di campagna una Carlina acaulis per allontanare gli spiriti malvagi. Questa sorta di grossa margherita senza stelo che cresce nei prati di media e alta quota, non aveva però alcun potere magico ma sfruttava la natura della strega che, pur "brutta", era comunque femmina e dunque curiosa

,trovandola sulla porta della casa in cui voleva apportare malefizi, ella non resisteva infatti alla tentazione di contarne i tantissimi pilucchi della corolla; e mentre soddisfaceva la sua curiosità, l’alba giungeva privandola dei suoi poteri.



La carlina è un fiore argentato aderente al terreno attorniato da foglie spinose e seghettate. La carlina vive fino ad una altitudine di duemila metri e si può comunemente trovare nei boschi e terreni sassosi. L'unica parte tipicamente utilizzata  della carlina è la sua radice.

Dato che possiede delle proprietà diuretiche e sudorifere.

Un pratico e utile impiego per favorire la digestione e la drenazione dei liquidi è l'infuso di carlina che si ottine mettendo a bollire circa 50grammi di radice tritata.

Sulla carlina esistono vari cenni storici e stando ad una leggenda l'imperatore Carlo Magno avrebbe somministrato ai suoi soldati un preparato di questa pianta per guarirli dalla peste.


Parti usate: radice

Sostanze presenti: essenza, inulina (uno zucchero digeribile anche dai diabetici), ossido di carlina ad azione antibiotica, potassio,calcio e magnesio. Una radice normalmente fornisce circa 1,5 % di essenze.

Attività farmacologica: stomachica (che stimola la funzione digestiva) , cicatrizzante, diuretica (migliora l'espulsione di impurità del sangue), diaforetica (agevola la traspirazione cutanea) e antibiotica. 

Pianta depurativa con ottimi risultati sul fegato, cistifellea e apparato urinario.

Indicazioni terapeutiche: depurazione del fegato, digestioni lente, ipercolesterolemia, invezioni...

Parti usate: si utilizzano le radici (raccolte ad agosto-settembre) e con esse si preparano dei decotti, estratti fluidi o tintura.



Eryngium alpinus

Regina delle Alpi - Apiaceae

Il genere Eryngium, comprende oltre cinquanta specie, alcune delle quali (una dozzina) appartengono alla nostra flora spontanea.

eryngium alpinus
Descrizione: Pianta perenne glabra, con fusto eretto, striato longitudinalmente, verde glaucescente-bluastro, alto 30-70(100) cm, ramificato nella parte superiore.

Foglie basali intere, ovoidali, grandi [8-15(20) x 10-18(25) cm], con picciolo di 8-15 cm, base cordata ed apice acuto, a bordo irregolarmente e grossamente dentato-spinuloso; foglie caulinari subsessili (sessili le superiori), azzurre-ametistine di sopra, verdi vivaci inferiormente, con lamina 1-2palmatosetta e margine seghettato-spinoso, ad apice pure spinoso.


Fiori in unico capolino ovoide terminale ai rami, lungo 3-5 cm, blu violaceo a maturità, circondato da molte brattee flessibili plurilaciniate a raggera lunghe il doppio dei capolini, anch'esse superiormente blu-viola-ametistine, dotate di numerose lacinie laterali; calice a sepali ovato-lanceolati eretti di 2-3 mm superanti i petali bianchi.

Frutti ad achenio ovoide di 4-6 mm, scaglioso e densamente spinuloso. Specie distribuita su tutta la catena alpina.

Fioritura:  Luglio-settembre.

Distribuzione in Italia: Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia; segnalata erroneamente sulle Alpi liguri; non più ritrovata in Lombardia. Specie estremamente rara a causa di raccolte indiscriminate e distruttive, minacciata d'estinzione!
 
Hypericum maculato

Hypericum maculatum 
ingrandendo l'immagine notate 
macule sul lato inferiore dei petali
La distribuzione regionale è di tipo tendenzialmente alpico-carsico, estesa alle aree magredili dell’alta pianura friulana occidentale; in Carso la specie è diffusa ma non comune.  Come per l' hypoericum perforatum è nota anche con il nome di erba di San Giovanni, perché il periodo di massima fioritura è il 24 giugno o “scacciadiavoli”, per le proprietà rasserenanti.
Cresce in zone soleggiate e sui campi incolti. Ha fiori giallo intenso circondati da vescicole scure e foglie allungate dotate di bollicine che le fanno apparire bucherellate. Da questo aspetto si è ricavato l’appellativo perforato. Se ne utilizzano le sommità fiorite e in minor misura le foglie. Liperico maculato  vive  dai 500 ai 2000 mt.
L’iperico viene utilizzato da lungo tempo per via topica per le sue proprietà antinfiammatorie cicatrizzanti e antisettiche.
Ad uso interno (macerato idroalcoolico) in tutte le infiammazione dell'apparato digerente (gastriti e coliti) e come pianta sinergica negli stati ansiosi.
Per la sua attività antidepressiva consigliamo di non usarlo visto i guai causati da terapeuti poco seri... mentre per le depressioni  vedere: disattivazione sistema ortosimpatico ed intervento con  bio-catalizzatori come il Rame Oro Argento.
Tra questi principi attivi si ricordano l’iperforina e le ipericine, responsabili del colore rosso dell’olio di iperico.

ALTRE CARATTERISTICHEDEL GIARDINO




Carsismo

Entrata giardino botanico Alpino
Proprio per la conformazione geologica costituita da calcari bianchi, solubili in presenza di pioggia acida, per l’erosione stessa si manifestano degli avvallamenti chiamati doline.

Dolina è una parola di origine slovena e significa semplicemente valle.

Una dolina è una conca chiusa, un bacino che si riempirebbe d'acqua originando un laghetto, se le pareti ed il fondo sono impermeabili; invece, di solito, l'acqua viene assorbita attraverso vie sotterranee, creando da un lato il carsismo stesso e delle grotte verticali e dall’altro la mancanza della presenza stessa dell’acqua, con grandi problemi sia per l’uomo sia per gli animali. Qualora queste doline presentano un fondo impermeabile avremo la formazione di stagni o in alcune situazione particolari di torbiere (vedi paragrafo: Geologia).




DESCRIZIONE PROPRIETA' FARMACOLOGICEHE - RIBES NIGRUM

Aspetti faunistici

La Riserva di Monte Faverghera, grazie alla molteplicità degli ambienti in essa concentrati, costituisce anche un ottimo rifugio per la fauna tipica della montagna. Sono stati osservati il Gallo forcello che qui nidifica con due, tre coppie all'anno; il Francolino di monte e, con apparizioni sporadiche, la Coturnice. Una presenza sicuramente rilevante è costituita dal Picchio nero, uccello piuttosto raro e localizzato, presente nella faggeta posta nella parte bassa della Riserva. Tra i rapaci presenti nella zona ricordiamo: il Gheppio, la Poiana, il Nibbio bruno e l'Astore. E' stata pure riscontrata la presenza della Civetta nana, splendido rapace notturno legato all'ambiente boschivo. Tra i mammiferi la Volpe svolge certamente un ruolo di rilievo nell'ambito della rete alimentare della Riserva, occupandone il vertice come superpredatore. Le sue prede più frequenti sono: l'Arvicola, il Topo campagnolo ed il Toporagno. Va inoltre rilevata la presenza del non comune ermellino e frequenti risultano pure il Capriolo e la Lepre.
BETULA PENDULA - ROSA CANINA

Aspetti geologici La dorsale di Monte Faverghera è formata da calcari bianchi del Cretaceo superiore formatisi in ambiente marino di scogliera: i resti di coralli presenti nella zona ne sono la palese testimonianza. La morfologia dell'area è il risultato dell'azione erosiva esercitata dalle abbondanti precipitazioni meteoriche su questi calcari, notoriamente molto solubili, che ha dato origine ad un ambiente tipicamente carsico.



Geologia

 STAGNO ninfea bianca (Nymphaea alba), ninfea gialla (Nuphar luteum)
La dorsale del monte Faverghera  è formata da calcari bianchi risalenti al Cretaceo superiore (il cretaceo dura circa 80 milioni di anni tra  circa 145 – 65 milioni di anni fa)  ed è stato formato da un ambiente marino di scogliera

Verso la fine del Cretaceo, cioè 70-80 milioni di anni fa, il continente africano cominciò ad avvicinarsi a quello europeo, determinando uno schiacciamento dei materiali interposti ed il loro conseguente innalzamento (orogenesi: nascita di una catena montuosa).

Ninfea Bianca - Nymphaea alba
Circa 2 milioni di anni fa, infine, le zone montuose delle prealpi ed alpi vengono ricoperte dai ghiacci, i quali daranno, così, il loro fondamentale contributo alla geomorfologia della Zona.

In questo lunghissimo periodo, conclusosi circa 9.000 anni fa , tutta la dorsale delle prealpi emergeva dai ghiacci di fondo valle per circa  700-800 metri trasformando queste zone in veri rifugi di sopravvivenza per la flora e la fauna

Veratrum Album comparazione botanica con Gentiana Lutea


caratteristico la dorsale asimmetrica delle Prealpi bellunesi, M. Cesen (m. 1570) Col Visentin (m. 1763),

Circa 2 milioni di anni fa, infine, le Dolomiti vengono ricoperte dai ghiacci e circa 18.000 anni fa il ghiacciaio del Piave si spinge fino in val belluna e  nella zona di Revine e contributo alla geomorfologia della Zona (vedi laghi di Revine)..



Presenza dell’uomo

Con l’estensione dei ghiacci nel fondovalle (18.000 anni fa) vengono cancellate le tracce della presenza dell’uomo che invece sono state trovate numerose  nella parte superiore delle montagne.

Gentiana Lutea giardino Botanico Alpino delle Alpi Orientali - Nevegal
 Le prime tracce datano al paleolitico medio, circa 40.000 anni fa gli Uomini di Neanderthal giunsero sul monte Avena per cacciare grandi mammiferi.

Dopo circa 10.000 anni - nel Paleolitico superiore - l'Homo Sapiens Sapiens comparve nella zona per estrarre e lavorare la selce.

Successive frequentazioni sono testimoniate dal ritrovamento in Val Cismon di alcuni ripari sottoroccia e di una sepoltura risalente a circa 12.000 anni fa.

Interessante il ritrovamento della sepoltura nel monte Avena che , conservava  lo scheletro di un uomo di circa 25 anni d’età, appartenente al “tipo Cro-Magnon”, deposto in posizione supina in una fossa scavata alla base del riparo. Il corredo funebre, verosimilmente contenuto in origine dentro una sacca in materiale deperibile, era costituito da alcuni manufatti in selce, una punta d’osso decorata lungo i margini da tacche organizzate in due bande longitudinali, e da un grumo di propoli ed ocra.

Dalle moderne indagini genetiche sembra potersi affermare che i cromagnonoidi entrarono in Europa dall'Asia centrale verso il 30.000 a.C., portando il particolare marcatore genetico M173, derivato da M45, che pare fosse diffuso in popolazioni asiatiche del paleolitico da cui sarebbero derivate anche alcune popolazioni siberiane e amerinde (marcatore M242 e discendenti).
Cro-Magnon (popolazioni provenienti dall’medio oriente o asia orientale 45.000 anni fa vedi Aplogruppo )

alta statura (media 1,80 m per gli uomini, con punte oltre 1,90 m);
gambe lunghe e braccia corte;faccia larga e bassa con cranio lungo dalla fronte all'occipite;

orbite basse e rettangolari;

naso prominente e spesso aquilino;
grande capacità cranica (1.650 cm3).


  
Adenostiles glabra giardino Alpi orientali Nevegal Belluno

Artemisiagenipi giardino Alpi orientali Nevegal Belluno


prati umidi Giardino Botanico Alpino delle Alpi Orientali del Monte Faverghera
Geranium macrorrhyzum zona rocciosa giardino

Molopospermum peloponnesiacum giardino botanico alpi Orientali



Una breve raccolta delle nostre foto delle piante del Giardino Botanico delle Alpi Orientali.


Aconito napellus 
è la pianta più velenosa della flora Italiana

Aconitum lycoctonum 


Panorama entrata giardino in primo piano Aconitum lycoctonum
Cirsium heterophyllum 



Cirsium heterophyllum

adenostiles glabra

Alchemilla alpina 
  notate la forma delle foglie molto differente rispetto all'Alchemilla vulgaris

Anthyllis vulneraria

artemisia genipi

Buphthalmum salicifolium


Centarurea nigrescens

Chenopodium bonus enrius

genista tinctoria



Capsella bursa pastoris
Potente antiemmoragico - antiemorragico uterino



Nigritella nigra - orchidea



Gymnadenia conopsea - orchidea



primo percorso

Nymphaea alba




 
Peucedanum areoselinum - Imperatoria

Pinus cembra

Pulsatilla alpina

Rhodiola rosea

Ribes nigrum

Rumex acetosa
Salix reticulata - 1800 - 2700 altitudine

Stachys aluoecuros

Stachys recta

Vaccinium vitis idaea - mirtillo rosso.
In fitoterapia si utilizzano le gemme: regolarizzatore delle funzioni intestinali, colite, infiammazione intestinali e delle vie urinarie

Veratrum album - Veratro - rizoma tossico
  Il suo rizoma da persone inesperte può essere confuso con quello della genziana. Notate le foglie alterne, nella genziana sono opposte.

Vicetoxicum hirundinaria

vicia cracca



 Info ed iscrizioni:  cell. 366 4595 970 



Docenti:
 Dott.ssa Silvia Nogarol Erborista:  
      Responsabile Scientifico Centro Ricerca Piante Officinali Veneto
 Vittorio Alberti Erborista, NHaturopata e  Fitopreparatore:
      Preside  Scuola di NHaturopatia Hermete -Sophia



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